I PIU’ COMUNI DISTURBI GASTROINTESTINALI: QUALI SONO E COME AFFRONTARLI

I disturbi gastrointestinali sono un po’ come l’influenza: difficile non provarli almeno una volta nella vita! Ma quali sono le cause dei problemi legati all’apparato digerente e soprattutto quali rimedi è possibile adottare?

I disturbi gastrointestinali possono essere di varia natura e intensità: digestione lenta, diarrea, meteorismo, per fare qualche esempio. È sempre importante rivolgersi al proprio medico di fiducia per valutare la propria situazione e impostare la strategia terapeutica più appropriata, che miri a riportare l’equilibrio e il benessere dell’organismo. In questo articolo vogliamo comunque darvi qualche informazione e consiglio per alleviare questi disturbi e se possibile aiutare a prevenirli.

Oggi i ritmi frenetici della vita quotidiana ci hanno fatto un po’ perdere l’abitudine di sederci a tavola il tempo necessario per godersi un pasto bilanciato in tutte le sue componenti, facendoci preferire sempre di più i cibi mordi e fuggi, spesso privi di ogni elemento nutritivo, spostando all’ora di cena il consumo di pietanze più corpose. Questo stile di vita sottopone lo stomaco ad un carico eccessivo, determinando una digestione molto più lenta e laboriosa che porta con sé sonnolenza, gonfiore e senso di pesantezza. 

Inoltre è dimostrato che la sfera psicologica può avere una ripercussione sul nostro stato di salute fisico e il sistema gastrointestinale non ne è esente. Basti pensare come una situazione di ansia o nervosismo possa essere accompagnata proprio da questo genere di disturbi.

Molti disturbi digestivi hanno gli stessi sintomi. Ecco dunque un breve excursus dei disturbi gastrointestinali più diffusi, dei loro sintomi e dei trattamenti più efficaci a disposizione per curarli.

Malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE)

La malattia da reflusso gastroesofageo, MRGE, si verifica quando i succhi gastrici vengono in contatto con la parete dell'esofago, provocando bruciore dietro lo sterno e rigurgito acido

A causare, con cadenza cronica, il reflusso gastroesofageo è il malfunzionamento del cardias, ossia la valvola situata tra esofageo e stomaco, deputata a impedire la risalita del cibo e acido presente nello stomaco.

La diagnosi di malattia da reflusso è prevalentemente clinica. In genere il medico diagnostica la MRGE soltanto dopo aver escluso altre condizioni patologiche come problemi cardiaci o ernia iatale. Se questi accertamenti sono negativi ed i sintomi persistono si inizia una terapia con farmaci antiacidi. Se la risposta del paziente a tali farmaci è positiva ulteriori esami non sono normalmente necessari. In alcuni casi, tuttavia, questa malattia richiede trattamenti più severi come un intervento chirurgico

Pertanto, se soffri di bruciori persistenti, alito cattivo, erosione dentale, nausea, dolori al torace o all’addome, o hai problemi a deglutire o respirare, consulta il tuo dottore o il tuo farmacista di fiducia.

Celiachia

La celiachia, patologia di cui abbiamo ampiamente parlato nell’articolo precedente di questo blog “Le intolleranze alimentari”, è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue causata dall’ingestione di glutine, una proteina contenuta nel grano, nella segale e nell’orzo. L’assunzione di glutine da parte di un soggetto celiaco provoca l’attivazione del sistema immunitario, che va a colpire e danneggiare i villi intestinali, le estroflessioni presenti nel piccolo intestino che aiutano l’organismo ad assorbire i nutrienti.

Nei bambini i sintomi di celiachia includono dolore e gonfiore addominale, diarrea, costipazione, vomito e perdita di peso. Negli adulti a questi sintomi si aggiungono anemia, spossatezza, perdita ossea, depressione e convulsioni. Tuttavia ci sono casi in cui nessuno di questi sintomi viene avvertito. 

L’unico trattamento per coloro che soffrono di celiachia è quello di eliminare il glutine dalla propria dieta alimentare. Alternative al glutine sono riso rosso, quinoa, lenticchie, farina di soia e amaranto.

Malattia di Crohn

La Malattia di Crohn, che rientra nel gruppo di malattie digestive chiamate Malattie Infiammatorie Intestinali, è una malattia autoimmune che colpisce diverse parti del tratto gastrointestinale tra cui l’ileo.  Si calcola che in Italia circa 200.000 persone siano oggi affette da questa patologia cronica.

I sintomi più comuni attraverso i quali la malattia si manifesta sono diarrea cronica, perdite di sangue misto a feci, calo di peso e febbre.

I trattamenti dipendono dai sintomi e possono includere antidolorifici, immunosoppressori e interventi chirurgici.

Colite spastica

La colite spastica, o sindrome del colon irritabile, è un insieme di disturbi enterici che riguarda nello specifico il tratto intestinale chiamato colon.

Le cause della colite spastica rappresentano ancora oggi un punto interrogativo. Secondo le ipotesi più attendibili, all'origine della suddetta condizione, ci sarebbe una comunicazione anomala tra encefalo, fibre nervose che innervano l'intestino e muscoli intestinali.

I sintomi tipici della colite spastica consistono in: dolore e crampi all'addome, costipazione, diarrea, sensazione di gonfiore allo stomaco, meteorismo e muco nelle feci.

Il trattamento consiste in rimedi – tra cui un'efficace terapia antistress, un piano dietetico adeguato ecc – finalizzati a un miglioramento della sintomatologia.

Nei casi meno gravi, i medici ritengono sufficiente: il ricorso a un'efficace terapia antistress, la pratica costante di esercizio fisico, un riposo notturno adeguato e l'adozione di un piano dietetico, che escluda tutti quei cibi che stimolano la comparsa dei sintomi tipici della colite spastica.

Nei casi moderati-gravi, invece, considerano indispensabile aggiungere, ai suddetti rimedi, anche una terapia di tipo farmacologico.

La stitichezza

La stipsi o stitichezza non è una malattia, ma un sintomo che può insorgere a causa di svariate alterazioni organiche o funzionali dell'intestino. Altre volte, all'origine della stitichezza vi sono delle malattie che interferiscono solo indirettamente con la funzionalità intestinale (diabete, ipotiroidismo ecc.).

Quando una persona soffre di stitichezza riferisce un ritardo o un’ insufficienza nell'evacuazione delle feci. Si tratta comunque di sensazioni soggettive che variano spesso da persona a persona. Nel linguaggio medico si parla di stitichezza quando nell'ultimo anno una persona ha sofferto di almeno due dei seguenti sintomi per almeno12 settimane non necessariamente consecutive (cioè nel 25% dei casi):

  • ridotto numero di evacuazioni settimanali (<2)
  • difficoltà e sforzo nell'evacuare
  • presenza di feci dure, caprine o nastriformi
  • sensazione di blocco/ostruzione anorettale
  • aiuto manuale (svuotamento manuale, compressione sulla parete posteriore della vagina)

Nella popolazione adulta la stipsi colpisce soprattutto gli anziani e le donne (quasi quattro volte più degli uomini). Nei bambini la stitichezza è invece più frequente nei maschi (2:1). Nei neonati e nella prima infanzia, in presenza di evacuazioni molto distanti tra loro non si può parlare di vera e propria stitichezza. Si tratta infatti di una condizione fisiologica legata all'assorbimento quasi completo delle sostanze nutritive contenute nel latte materno e alla conseguente scarsa produzione di scorie.

Determinare l'esatta causa di origine è il primo passo verso la cura della stitichezza. Solo in questo modo la terapia potrà essere mirata e dare i suoi migliori risultati.

Il paziente dovrebbe rivolgersi al medico quando la stitichezza perdura ormai da diverso tempo e quando insorge improvvisamente o si accompagna ad altri sintomi (dolori addominali, sanguinamento, astenia, famigliarità per il tumore del colon o febbre).

Una diagnosi indicativa può essere eseguita interpretando i sintomi della stitichezza: feci piccole, lucide, stipsi alternata a diarrea, sensazione di incompleto svuotamento e dolore risolto dalla defecazione sono per esempio sintomi tipici della sindrome del colon irritabile.

Feci sottili o nastriformi accompagnate a sensazione di svuotamento incompleto e dolore durante la defecazione sono invece indice di una patologia ano-rettale (emorroidi, ragadi, rettocele ecc.).

Infine quando la stitichezza è responsabile di dolore addominale associato ad assenza dello stimolo alla defecazione e ad evacuazione di feci dure e piccole, potrebbe trattarsi di stenosi organica (cancro, infiammazione cronica, ischemia cronica, endometriosi, ernie, neoplasie dell'ovaio, dell'utero).

Il trattamento della stitichezza deve prima di tutto curare le patologie o le condizioni che la causano. Non dobbiamo infatti dimenticare che la stipsi di per sé è soltanto un sintomo che può essere espressione di diverse malattie.

Ma cosa hanno in comune la maggior parte dei problemi a carico del sistema gastrointestinale?

La maggior parte dei disturbi gastrointestinali è caratterizzato da alterazione del microbiota intestinale o dismicrobismo intestinal o disbiosi, che  è una condizione caratterizzata da uno squilibrio della flora batterica enterica. L’alterazione della flora batterica può compromettere la funzionalità intestinale, causando una serie di disturbi come meteorismo, diarrea, dolore e gonfiore addominale accompagnati da uno stato di malessere generale, stipsi, colite, fino all’insorgenza di infezioni batteriche, reflusso, allergie, ipovitaminosi, malattie autoimmuni e tumori del colon. Essa è causata da cattiva alimentazione ricca di cibi raffinati, additivi e inquinanti, farmaci (es. antibiotici), stress, vita sregolata.

Per contrastare il determinarsi della disbiosi, è necessario ripristinare in tempi rapidi il corretto equilibrio della flora batterica intestinale. A questo proposito, può rivelarsi utile l’assunzione di probiotici.  

L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce probiotici come "microrganismi vivi che, somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio per la salute dell'ospite". Inoltre, come affermato dal Ministero della Salute, la quantità minima sufficiente per ottenere una temporanea colonizzazione dell’intestino da parte di un ceppo di fermento lattico è di almeno 1 miliardo di cellule vive per ceppo e per giorno. Si tratta di batteri buoni che, dopo essere assunti, sopravvivono nell'organismo per raggiungere la mucosa intestinale e quindi colonizzarla, diventando parte integrante del microbiota. I più utilizzati appartengono ai generi Lactobacillus e Bifidobacterium. Questi sono diversi dai semplici fermenti lattici, che invece sono batteri che si limitano a fermentare e digerire il lattosio, ma non rimangono vivi all'interno dell'organismo. Il vantaggio dell'utilizzo dei probiotici, invece dei fermenti lattici, risiede nella loro capacità di trattare la causa sottostante di tali malattie. Alcuni benefici includono la loro capacità di sopprimere l'infiammazione nel microbiota e interrompere la colonizzazione da parte di agenti patogeni. 

È sempre bene, comunque, valutare con il proprio medico curante la strategia terapeutica più appropriata per la propria situazione o chiedere al proprio farmacista di fiducia un consiglio utile a comprendere meglio la propria situazione. In ogni caso è importante fare un’accurata valutazione del proprio stile di vita per imparare ad occuparsi del benessere delle proprie emozioni e della propria alimentazione, scaricare la tensione ad esempio attraverso l’attività fisica, evitare cibi grassi che possono interferire con il corretto funzionamento dell’apparato digerente preferendo pasti semplici e leggeri.

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