L’OSTEOPOROSI: COSA LA CAUSA, COME PREVENIRLA, COME CURARLA

L'osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro che aumenta la fragilità delle ossa e la predisposizione alle fratture, in quanto comporta il deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo e una riduzione della massa ossea.

Abbiamo già parlato nell’articolo precedente di quanto le nostre ossa siano importanti per molteplici ragioni. L 'osso è una struttura complessa che deve rispondere a due caratteristiche: dev'essere sufficientemente robusto per sopportare il carico corporeo e pesi di una certa entità, ma allo stesso tempo dev'essere anche leggero per consentire la locomozione e il movimento in modo agevole. Pertanto l’osso è formato da una parte esterna, detta corticale, più resistente e da una microarchitettura porosa interna, che ne garantisce la leggerezza.

Iniziamo a vedere una delle patologie più diffuse dell’osso, che colpisce proprio la mocroarchitettura interna : l’osteoporosi.

Vediamo di cosa si tratta. 

L'osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro che aumenta la fragilità delle ossa e la predisposizione alle fratture, in quanto comporta il deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo e una riduzione della massa ossea.

Perché si chiama Osteoporosi?

La parola "osteoporosi" significa, letteralmente, "osso poroso" e fa riferimento all'aspetto per l'appunto poroso delle ossa quando affette da osteoporosi.

Innanzitutto diciamo che l'osteoporosi si divide in:

  • primaria: tipica della post-menopausa e dell'età senile
  • secondaria : causata da malattie non ossee, da farmaci (principalmente corticosteroidei) e sostanze tossiche.

Le donne sono più colpite da questo problema. La maggiore incidenza della malattia nelle donne con il progredire dell'età, è rapportata alla diminuzione dell'estrogeno, che si ha nella menopausa. Pare che gli estrogeni, infatti, favoriscano l'assunzione del calcio da parte delle ossa e ne inibiscano la loro distruzione, con conseguente perdita di calcio. L'uomo è più protetto, sia perché ha una certa produzione di estrogeni, sia perché ha un livello di testosterone che dura quasi tutta la vita e che in parte viene convertito in estrogeni. Questo fa sì che dai 50 anni in poi gli uomini perdano lo 0,4% del calcio corporeo all'anno, mentre nelle donne già dai 35 anni la perdita è già il doppio del valore maschile. In più per le donne i problemi aumentano con l'avvento della menopausa, perché le ovaie smettono di produrre estrogeni. Gli estrogeni calano di colpo, con minor assorbimento di calcio a livello intestinale, una minore produzione di calcitonina che inibisce la demineralizzazione, con il risultato totale che la menopausa accelera in modo importante l'osteoporosi. Con la menopausa la perdita di calcio accelera al ritmo del 3-6% all'anno nei primi cinque anni, per poi scendere all'1% all'anno. A questo ritmo, una donna perde circa il 15% della massa ossea nei primi dieci anni dall'inizio della menopausa e a 70 anni il calo può arrivare intorno al 30%. 

Fattori di Rischio dell'Osteoporosi

Importanti fattori favorenti l'osteoporosi sono:

  • La familiarità 
  • La riduzione dei livelli di estrogeni, nelle donne, e la riduzione dei livelli di testosterone, nell'uomo. 
  • La limitata attività fisica o l'immobilità dovuta, per esempio, a una malattia fortemente debilitante.
  • L'esposizione a radiazioni ionizzanti, per esempio in occasione di lunghi trattamenti radioterapici.
  • L'assunzione di alcuni determinati farmaci, tra cui i medicinali per la chemioterapia (chemioterapici), i corticosteroidi (prednisone) e gli antiepilettici. In questi frangenti, l'osteoporosi è un effetto avverso di tali medicinali.
  • La scarsa assunzione di calcio nella dieta e, in generale, tutte le patologie che compromettono il metabolismo della vitamina D e/o dei minerali essenziali per la buona salute delle ossa (calcio e fosforo). Una patologia di questo tipo, associata tipicamente a osteoporosi è la celiachia.
  • L'appartenenza alla popolazione Caucasica o Asiatica. Asiatici e Caucasici sono più a rischio di osteoporosi.
  • L'ipertiroidismo. È la condizione medica caratterizzata da un'eccessiva produzione di ormoni tiroidei.
  • L'abuso di alcol e il fumo di sigaretta.
  • L'anoressia nervosa e l'estrema magrezza. L'eccessiva magrezza può favorire l'osteoporosi, perché il tessuto adiposo produce una quota di estrogeni, i quali influenzano positivamente la salute delle ossa.

Quali sono i sintomi dell’Osteoporosi?

In genere, la riduzione della massa minerale ossea che caratterizza l'osteoporosi è asintomatica, cioè non causa sintomi o segni di alcun tipo.

Il suo verificarsi, però, è un fattore predisponente le fratture ossee.

Negli individui con osteoporosi, la fratture ossee possono verificarsi anche a seguito di traumi o cadute non particolarmente gravi: ciò accade per effetto della riduzione della massa minerale ossea, riduzione che aumenta la fragilità dello scheletro.

In presenza di osteoporosi, le ossa maggiormente inclini a fratturarsi sono quelle dell'anca, del polso e le vertebre.

Particolarmente interessante è quanto accade a livello vertebrale: a causa dell'osteoporosi, le vertebre (soprattutto quelle toraciche e lombari) possono subire una frattura da compressione, che ne riduce l'altezza e che, se interessa più elementi vertebrali, induce una curvatura anomala della colonna vertebrale.

Come si fa diagnosi di Osteoporosi?

Un medico può sospettare l’osteoporosi nelle seguenti categorie di persone:

  • Tutte le donne a partire dai 65 anni di età
  • Donne in menopausa di età inferiore ai 65 anni, che presentano fattori di rischio per l’osteoporosi
  • Tutti gli uomini e le donne che hanno avuto una frattura pregressa senza o con poca forza, anche se la frattura si è verificata in età giovane
  • Adulti a partire dai 65 anni di età che soffrono di mal di schiena inspiegabile o che presentano una perdita di almeno 3 centimetri (1,2 pollici) in altezza
  • Persone le cui ossa appaiono sottili oppure che presentano fratture da compressione vertebrale all’esame radiografico
  • Persone a rischio di sviluppare l’osteoporosi secondaria
  • In questi soggetti un medico può consigliare una serie di esami per poter fare diagnosi di osteoporosi.

Questi esami sono:

  • Densitometria ossea
  • Livelli di vitamina D
  • Esami per individuare le cause di osteoporosi secondaria

Se si sospetta l’osteoporosi e non sono ancora state eseguite radiografie, il medico potrebbe ordinarle per diagnosticare una frattura. Alcuni riscontri radiografici possono indicare osteoporosi, tuttavia la diagnosi viene confermata mediante la densitometria ossea.

La densitometria ossea è una tecnica diagnostica che permette di valutare, solitamente a livello di colonna vertebrale o anca la densità minerale ossea di un individuo.

Lo strumento per la densitometria ossea descrive la densità minerale ossea di un individuo attraverso due parametri, denominati dai medici "T score" e "Z score".

Il "T score" è la misura di quanto il valore di densità minerale ossea del soggetto esaminato si discosta dal valore di riferimento, rappresentato dalla popolazione sana di 25-30 anni e dello stesso sesso.

Lo "Z score", invece, è la misura di quanto il valore di densità minerale ossea del soggetto esaminato si discosta dal valore di riferimento, rappresentato dalla popolazione sana di uguale età e sesso.

Per diagnosticare la presenza di osteoporosi, il parametro d'interesse è il "T score": se un individuo presenta un "T score" compreso tra -1 e -2,5, allora soffre di osteoporosi.

Nella tabella sottostante, il lettore può vedere i valori che assume il "T score", in base alla salute delle ossa.

Valore del T score

Salute ossea

≥ -1

Normale

< -1 e ≥ -2,5

Osteopenia

< -2,5

Osteoporosi

< -2,5 con frattura

Osteoporosi severa

 

Trattamento

Calcio e vitamina D

È utile anche l’assunzione di quantità adeguate di sostanze nutritive, in particolare calcio e vitamina D, soprattutto prima che venga raggiunta la massima densità ossea (intorno ai 30 anni), ma anche dopo tale periodo. La vitamina D aiuta l’organismo ad assorbire il calcio.

Tutti gli uomini e le donne dovrebbero consumare almeno 1000 milligrammi di calcio ogni giorno. Le donne in età postmenopausale, gli uomini anziani, i ragazzi durante la pubertà e le donne in gravidanza o in allattamento potrebbero aver bisogno di 1200-1500 milligrammi al giorno. Gli alimenti ricchi di calcio sono i latticini (come latte e yogurt), alcune verdure (come i broccoli) e frutti a guscio (come le mandorle).

L’assunzione di calcio attraverso la dieta è preferibile agli integratori. Tuttavia, se un soggetto non assume le quantità raccomandate unicamente attraverso la dieta, deve prendere un integratore. Sono disponibili molti preparati a base di calcio, e alcuni includono anche un’integrazione di vitamina D. Gli integratori più comuni sono carbonato di calcio o citrato di calcio. Gli integratori di citrato di calcio vanno assunti da coloro che prendono un inibitore della pompa protonica come l’omeprazolo (che serve per ridurre la produzione di acido nello stomaco) o che sono stati sottoposti a un intervento chirurgico di bypass gastrico.

Sarebbe opportuno assumere un’integrazione di 800-1000 unità internazionali (UI) di vitamina D al giorno. I soggetti con carenza di vitamina D potrebbero avere bisogno di dosi più elevate. A volte, i medici controllano il livello di vitamina D nel sangue per determinare la quantità di vitamina D supplementare necessaria. Le fonti alimentari più comuni di questa vitamina sono gli alimenti arricchiti, soprattutto cereali e latticini. La vitamina D è inoltre presente nell’olio di fegato di pesce e nel pesce grasso. In genere gli integratori di vitamina D vengono somministrati in forma di colecalciferolo, la forma naturale di vitamina D, o di ergocalciferolo, la forma sintetica di origine vegetale.

Esercizi di resistenza

Gli esercizi di resistenza, come camminare e salire le scale, aumentano la densità ossea. Gli esercizi che non comportano resistenza con carico, come il nuoto, non aumentano la densità ossea, ma aumentano però il tono muscolare e l’equilibrio, riducendo il rischio di cadute

Farmaci

La maggior parte dei farmaci è utilizzata sia per la prevenzione sia per il trattamento.

I bifosfonati (alendronato, risedronato, ibandronato e acido zoledronico) sono utili nella prevenzione e nel trattamento di tutti i tipi di osteoporosi e sono solitamente i primi farmaci utilizzati. I bifosfonati si sono dimostrati validi nel ridurre il turnover osseo, e quindi la perdita ossea, nonché il rischio di fratture. L’alendronato e il risedronato possono essere assunti per bocca (per via orale). L’acido zoledronico può essere somministrato in vena (per via endovenosa). L’ibandronato può essere assunto per via orale o endovenosa.

Il bifosfonato per via orale deve essere deglutito con un bicchiere d’acqua (240 ml) al risveglio, a stomaco vuoto. Non si deve assumere alcun altro alimento, bevanda o farmaco per i 30-60 minuti successivi, perché gli alimenti presenti nello stomaco possono ridurre l’assorbimento del farmaco. Poiché i bifosfonati orali possono irritare la mucosa esofagea, il soggetto non deve coricarsi per almeno 30 minuti (60 minuti per l’ibandronato) dopo avere assunto la dose. Alcuni soggetti, inclusi quelli che hanno difficoltà di deglutizione, sintomi gastrointestinali (ad esempio, bruciore allo stomaco o nausea) e alcuni disturbi dell’esofago o dello stomaco, non devono assumere bifosfonati per via orale. Questi soggetti possono assumere l’ibandronato o l’acido zoledronico per via endovenosa. 

La terapia ormonale (ad esempio con estrogeni) aiuta a conservare la densità ossea nelle donne e può essere utilizzata come prevenzione o trattamento. Tale terapia è efficace soprattutto quando viene iniziata entro 4-6 anni dalla menopausa, ma anche quando viene iniziata più avanti può rallentare la perdita di osso e ridurre il rischio di fratture. Tuttavia, dal momento che per molte donne i rischi della terapia ormonale possono essere superiori ai vantaggi, molto spesso la terapia ormonale non è l’opzione terapeutica utilizzata. 

Il raloxifene è un farmaco simile agli estrogeni che può essere efficace nella prevenzione e nel trattamento della perdita ossea, ma senza alcuni degli effetti collaterali negativi degli estrogeni. Il raloxifene viene prescritto ai soggetti che non possono o preferiscono non assumere bifosfonati. Il raloxifene può ridurre il rischio di fratture vertebrali e potrebbe ridurre il rischio di tumore mammario invasivo.

Il denosumab è simile ai bifosfonati in relazione alla prevenzione della perdita ossea. Il denosumab viene somministrato ambulatorialmente come iniezione sottocutanea due volte all’anno. Il denosumab è più sicuro dei bifosfonati per i soggetti con malattia renale cronica. I soggetti che assumono denosumab non possono sospendere il farmaco poiché si potrebbe verificare una perdita della densità ossea con conseguente aumento del rischio di fratture vertebrali.

Gli agenti anabolici (teriparatide e abaloparatide) aumentano la formazione di nuova materia ossea, aumentano la densità ossea e diminuiscono la probabilità di fratture. Il teriparatide (una forma sintetica di ormone paratiroideo) e l’abaloparatide (un farmaco simile all’ormone paratiroideo) possono essere iniettati quotidianamente in piccole quantità. Questa terapia è utilizzata in alcune persone che:

  • sviluppano una perdita ossea marcata o nuove fratture durante il trattamento con un bifosfonato
  • non possono assumere bifosfonati
  • presentano un’osteoporosi particolarmente grave o molte fratture (in particolare fratture vertebrali)
  • sono affette da osteoporosi causata da corticosteroidi.

È possibile prevenire l’osteoporosi?

La risposta è sì. Prevenire l’osteoporosi si può e si deve, anche perché le cure disponibili non permettono di guarire dalla malattia, una volta che si è instaurata, ma solo di fermarne o rallentarne la progressione. La prevenzione, quindi è fondamentale e deve iniziare presto, fin da quando si è giovani. È in questa fase della vita, infatti, che si raggiunge il picco di massa ossea e si mette da parte quel “capitale” di minerali nell’osso, primo fra tutti il calcio, da cui dipende la robustezza dello scheletro negli anni a venire. Raggiungere un picco di massa ossea adeguato in gioventù significa fare un investimento per il futuro e ridurre le probabilità di avere l’osteoporosi quando si diventerà anziani.

La prevenzione dell’osteoporosi e, di conseguenza, delle fratture, si basa su almeno cinque punti cardine, tutti legati allo stile di vita:

  1. assicurare all’organismo un introito adeguato di calcio e vitamina D;
  2. fare regolarmente attività fisica;
  3. mantenere un peso forma adeguato;
  4. evitare un consumo eccessivo di alcol;
  5. non fumare.

Come possiamo vedere, lo stile di vita di ognuno di noi risulta essere sempre importante per evitare o prevenire alcune importanti patologie.

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