Allergia al sole: definizione, cause, sintomi e rimedi

Allergia al sole: di che cosa si tratta

“Allergia al sole” è una definizione vaga che si riferisce a diverse condizioni che portano alla formazione sulla cute di una eruzione associata a prurito che insorge in seguito alla esposizione alla luce solare diretta o ad altre fonti di radiazioni ultraviolette come lampade solari usate per estetica o a scopo terapeutico (psoriasi, dermatite atopica, vitiligine) in persone che hanno una eccessiva reattività cutanea.

Tali manifestazioni possono svilupparsi in seguito alla ingestione di farmaci o all’applicazione di prodotti ad uso locale, oppure possono avere origine ereditaria o ancora si verificano senza una particolare causa scatenante.

Alcune reazioni di grado lieve possono risolversi spontaneamente senza reliquati.

Altre possono determinare formazione di lesioni più importanti che richiedono terapie immediate ed adeguate.

Allergia al sole: sintomi

I sintomi possono comparire da pochi minuti ad alcune ore dopo l’esposizione ad una fonte di luce ultravioletta e vanno dall’eritema di grado lieve alla presenza di prurito e formazione di vere e proprie vescicole che possono aumentare di dimensioni e numero portando alla realizzazione di lesioni bollose. Queste, rompendosi possono provocare bruciore, dolore e possono andare incontro a fenomeni di sovrainfezione batterica.

Sostanze che possono interagire con la luce ultravioletta sono le fragranze contenute all’interno di profumi e cosmetici, alcuni farmaci come i diuretici, i farmaci antinfiammatori non steroidei, farmaci cardiologici, antitumorali e antibiotici.

Si possono distinguere due tipi di reazione: Reazione Fototossica e Reazione Fotoallergica.

  • La reazione fototossica insorge esclusivamente nella zona di irradiazione e può essere associata o meno ad una sostanza esogena o endogena che reagisce alla luce ed insorge nell’arco di 12-24h.
  • Nella reazione fotoallergica entra in gioco il sistema immunitario e, come per le allergie ad alimenti o inalanti, si deve essere precedentemente sensibilizzati alla sostanza implicata nella reazione.
    Le reazioni fotoallergiche sono più tardive e compaiono di solito dopo 24-72h dalla esposizione alla luce solare e si evidenziano con eritema e talora bolle non solo nel sito di irraggiamento, ma anche in altre sedi corporee (anche se coperte).

L’orticaria solare

I raggi UVA e UVB possono realizzare orticaria solare, soprattutto nelle donne tra i 20 e i 40 anni.

Questa compare dopo circa 15 minuti dalla esposizione e determina la comparsa di eritema, pomfi, prurito e bruciore con, nei casi più gravi, presenza di cefalea, vertigini e malessere generalizzato.

Riparandosi all’ombra i sintomi tendono a risolversi in alcune ore.

L’orticaria solare può durare anche diversi anni, ma tende poi a risolversi spontaneamente. 

Come per i tests allergologici per valutare la sensibilità al nichel, possono essere attuati dei foto-Patch Test per diagnosticare il problema.

Alcune dermatosi possono peggiorare con l’esposizione alla luce ultravioletta.

Tra queste si ricordano: Lupus Eritematoso, Dermatomiosite e Rosacea.

Quando dopo un bagno in un fiume o in un lago ci si distende sul prato al sole, dopo alcune ore potrebbero comparire sulla pelle delle lesioni eritematose o vescico-bollose che riprendono la forma dei fili d’erba o delle foglie su cui ci si è distesi realizzando il quadro clinico della fitofotodermatosi dermatitis striata pratensis.

Altre fitofotodermatosi possono comparire in chi lavora nell’agricoltura ed è a contatto con carote, sedano e fichi.

Altre patologie dovute alla esposizione diretta alla luce solare sono la lucite polimorfa e la lucite estiva benigna, che determinano comparsa di eritema e papule e vescicole prettamente al volto e al décolleté.

Allergia al sole: prevenzione e rimedi

Per ridurre l’insorgenza dei sintomi legati alla esposizione alla luce ultravioletta possono essere utilizzati accorgimenti quali l’utilizzo di indumenti coprenti (meglio se di colore scuro) alcuni costituiti da fibre tecniche sintetiche a base di nylon, rayon e poliestere che, essendo più rigidi, possiedono un UPF (Ultraviolet Protection Factor) più elevato rispetto ad altri tessuti come cotone e lino. 

Per prevenire i problemi legati alla fotoesposizione bisogna cercare di stare all’ombra il più possibile indossando cappelli a tesa larga e camicie a maniche lunghe.

Utilizzare creme protettive solari (a base di filtri chimici e filtri fisici) con grado di protezione elevato (50 o 50+) delle quali, alcune aziende producono prodotti specifici per proteggere la cute dalle bande di radiazioni più dannose.

Esse vanno applicate prima dell’esposizione solare e riapplicate ogni 2h in caso di esposizione solare prolungata (vengono meno con la sudorazione e con il bagno).

Sarebbe opportuno cautelarsi anche con l’assunzione per via orale di integratori a base di Polypodium Leucotomos (felce tropicale acquatica adattatasi alla vita terrestre con elevata resistenza alle radiazioni solari) presente come estratto ed in grado di ridurre il danno solare indotto da radicali liberi.

Agli integratori per via orale vengono addizionati acido ferulico, acido caffeico, acido vanillico, acido cinnamico, Tè verde, vitamine C ed E che ne potenziano l’effetto protettivo.

Altri integratori possono contenere carotenoidi, estratto di arancia rossa, astaxantina, resveratrolo, zinco, luteina e licopene, nicotinamide e betaglucano.

Gli integratori solari vanno assunti almeno 1 mese prima della esposizione e utilizzati per tutta l’estate (da Maggio a fine Agosto).

Alcuni altri accorgimenti sono dati dall’evitare l’esposizione solare tra le ore 10:00 e le ore 16:00 poiché in questo periodo della giornata il sole è posizionato quasi verso lo zenit e in tal caso viene a ridursi la protezione naturale dell’atmosfera terrestre.

In caso di quadri clinici importanti, oltre all’applicazione di prodotti lenitivi e cortisonici topici, si può ricorrere alla assunzione di antistaminicie cortisone per via orale.

In caso di sovrainfezione batterica può essere fatto ricorso a terapia antibiotica locale o sistemica.

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